Come funzionano le traduzioni?

Disclaimer: qui è d’obbligo specificare, per chi potrebbe approdare per caso su questo blog, che quello di cui parlerò sono le traduzioni di un genere di nicchia, ossia quello romance MM, cioè quello che mi è più familiare.

Tutte le mie conoscenze derivano dal fatto che sono ormai 3+ anni che traduco per conto di una CE, oltre a interessarmi degli affaracci di case editrici che non conosco e delle peripezie degli autori stranieri. Se qualcosa dovesse risultare incorretto, invito chiunque a farmelo notare. Gracias.

Ordunque, partiamo da una domanda base: come arrivano a essere tradotti i libri?

Sostanzialmente, ci sono tre strade che si possono percorrere. Tutte, chiaramente, dipendono dall’autore che detiene i diritti dell’opera. Cioè da chi lo ha scritto. Per questo motivo, eventuali traduzioni amatoriali pubblicate su blog, social o siti come Wattpad, sono illegalissime. E un autore con soldi e tempo per tutelarsi, potrebbe fare il culo a chi si è preso il diritto di rubare il manoscritto e farne ciò che vuole. Si tratta di una forma più evoluta di pirateria, ma non siamo qui per discuterne. Sappiate solo che è un no e che chi lo fa andrebbe colpito sul naso con un giornale arrotolato.

E dico così solo per non essere accusata di istigazione alla violenza. Ma torniamo a noi.

Le tre strade legali e corrette perché una traduzione avvenga sono queste:

  1. L’autore decide di affidarsi al servizio di traduzione di una casa editrice.

Grazie al passaparola con altri autori che si sono trovati bene, oppure stalkerando i colleghi, gli autori possono scovare le CE che offrono questo tipo di servizio.

Per farsi tradurre, l’autore dovrà pagare una cifra di solito proporzionale a quanto è lungo il libro, infatti il costo si misura a parole.

Facciamo un esempio: un romanzo standard si aggira sulle 50.000 parole. Se per caso un autore ha scritto qualcosa lungo 100.000, a meno di prezzi di favore, sconti o pacchetti personalizzati, pagherà un prezzo doppio. Come se dovesse tradurre due libri in una botta sola!

Quindi quando sentite cose come “il libro è lungo, l’autore quindi non se la sente di tradurlo”, significa che molto spesso il poveretto sa che non riuscirà a non andare in rosso, oppure che deve prepararsi a una spesa davvero elevata rispetto a altre sue opere più corte.

Ovviamente ci sono numerosi lati positivi nell’affidarsi a una CE, un esempio che mi viene in mente è che, se la CE lavora bene, il testo (oltre che venire tradotto da un traduttore) dovrebbe pure essere passato a un correttore di bozze, così da eliminare qualsiasi accidentale errore di battitura, punteggiatura etc. Insomma, potenzialmente l’autore ha più persone a disposizione.

N.B: scegliendo questa strada, l’autore rimane padrone dell’opera e sta a lui o a lei decidere come gestire la pubblicazione. Quindi su che siti piazzare il libro, quando, a che prezzo etc.

2. L’autore decide di affidarsi al servizio di traduzione offerto da un privato.

Sempre grazie al passaparola, a siti freelance o allo stalking che è sempre di moda, un autore può decidere di affidarsi a un traduttore che lavora in proprio.

Qui bisogna puntualizzare che non si può molto generalizzare, perché io non conosco il listino prezzi di questi professionisti, né posso umanamente conoscere quello di tutti gli individui sulla piazza, ma di solito (e sottolineo SOLITO, quindi NON in tutti i casi), i freelance sono vantaggiosi perché costano meno delle CE. Inoltre, se è un periodo particolarmente fortunato, il traduttore potrebbe assicurare di lavorarci subito e in tempi più contenuti.

Come rovescio della medaglia, l’autore quasi sempre non avrà a disposizione un correttore di bozze, se mai vorrà dovrà pagarlo a parte. Il traduttore può impegnarsi quanto vuole a rivedere il testo successivamente, ma avendoci lavorato non avrà una visione fresca del manoscritto. Un rimedio molto in voga è passare l’opera tradotta, sempre con il consenso dell’autore che ne detiene i diritti, a beta reader che potrebbero segnalare eventuali sbavature.

Ma ricordiamolo: i beta reader non sono professionisti.

Anche in questo caso, come sopra, il costo della traduzione dipende dal tariffario del traduttore e dalla lunghezza del libro. Tutto dipende inoltre dal tipo di accordo tra le parti: ci sono freelance che accettano di tradurre l’opera e di avere poi una percentuale degli eventuali incassi, oppure si viene pagati una cifra prestabilita alla consegna e basta.

Nel primo caso, se il libro è un flop, sarà il traduttore a rimetterci alla grande, perciò non sono una grande fan di questa alternativa.

N.B: anche in questo caso, l’autore prende in autonomia tutte le decisioni sulla pubblicazione.

3. L’autore viene “scoutato” da una casa editrice, che compra i diritti dell’opera e che la venderà a proprio nome.

Con il termine “scouting” indichiamo una CE che legge un libro, ne rimane favorevolmente impressionata e decide di volerlo nel proprio catalogo. Stiamo parlando di tutti quei libri, quindi, che avranno il logo e il nome della casa editrice in copertina e che saranno distribuiti e venduti secondo il volere della casa editrice.

A meno di contratti particolari, infatti, sarà la CE a tradurre l’opera e a prendere tutte le decisioni successive, quali: a quanto vendo il libro? Che formati faccio? Su quali siti lo metto? Lo porterò in fiera? In questo periodo lo metterò in sconto? Etc.

All’autore questa opzione conviene perché in teoria non dovrebbe muovere un dito. Forse il mignolino per fare spam, se proprio vuole, ma niente di più. È la casa editrice che si occuperà della traduzione, della cura del testo e di pubblicizzare l’opera al proprio bacino di lettori.

Ovviamente, dovendo investire tempo e denaro sul manoscritto, la scelta di comprare i diritti di un titolo è rischiosa per una casa editrice ed è necessario rifletterci molto.

C’è anche da sottolineare che alcuni autori, se particolarmente famosi, potrebbero chiedere una somma considerevole per l’acquisto dei diritti. Così, anticipata. Sull’unghia. Di solito entrano in campo anche gli agenti letterari, e lì inizia la contrattazione.

Di solito sono solo le grandi CE a potersi permettere certe cifre, ma, di nuovo, non possiamo dare per scontato che qualche anticipo sia stato dato anche da parte di case editrici minori.

Quando questo anticipo viene effettivamente dato, l’autore ha un minimo di guadagno assicurato, per questo alcuni potrebbero preferire questa soluzione. D’altro canto, la sua percentuale su ogni vendita sarà molto minore, quindi deve farsi bene i conti in tasca!

Ma Sonja, che mi dici delle serie interrotte? Perché questi lestofanti mi interrompono le serie? Vorrei prenderli a schiaffi con un guantino bianco.

Alt. La verità è che spesso le case editrici o gli autori non provano sadico piacere nel lasciarvi a bocca asciutta. La realtà è un po’ più deprimente: per gli autori stranieri, scrivere è un lavoro. Molti di loro contano davvero sui guadagni dei libri, proprio come parte del proprio stipendio.

Quindi se un libro va male e vanno in rosso, difficilmente si accolleranno di nuovo il rischio di perdere denaro. È molto carina e romantica l’idea che gli autori debbano pubblicare per passione, ma con la passione i figli non mangiano. E molti autori hanno una famiglia da mantenere, oltre che sé stessi.

Voi vi impegnereste a pagare cifre a tre, a volte anche quattro zeri, sapendo che se va bene arriverete in pari, altrimenti no? Sapendo che nessuno, tra l’altro, ve li ridarà mai indietro.

E per le case editrici è lo stesso: impegnarsi a portare avanti investimenti sbagliati potrebbe portare al fallimento.

Molto spesso, tra l’altro, il flop di alcuni libri avviene per via della pirateria, cioè perché un gran numero di lettori ha rubato. In questi casi, è impossibile non sentirsi traditi e amareggiati, e la volontà di continuare a investire scende ragionevolmente sotto i tacchi.

L’unica arma che abbiamo per evitare serie interrotte è quindi comprare i libri che ci interessano e pubblicizzargli agli amici e agli altri lettori, se ci hanno soddisfatto.

È tutto nelle nostre mani.

Mi piacerebbe che libro x venisse tradotto… come posso fare?

Se conoscete CE che accettano di buon grado i suggerimenti (e di solito la risposta è sì), scrivete loro sulle pagine social e nei gruppi, chiedendo se il titolo x è in programma o se, nel caso, andrebbe loro di darci un’occhiata.

È vitale che chiediate comunque di tradurre qualcosa di coerente con il catalogo della CE stessa. Per esempio, è inutile chiedere la traduzione di una biografia a una casa editrice che si occupa di romanzi d’amore. È una questione di buonsenso.

Se invece notate i post di qualcuno che ha chiesto, dategli manforte se anche a voi interessa quell’opera o serie! Vedere una gran quantità di lettori interessati è un ottimo segno per decidersi a fare un investimento.

Cosa sono le Omegaverse?

Nel corso di ottobre-novembre ho notato un certo interesse da parte dei lettori italiani per il genere “omegaverse” e ho rapidamente realizzato di non aver mai letto una guida in italiano a riguardo.
Onde evitare fraintendimenti – o peggio, la diffusione di informazioni fasulle – eccomi a rimboccarmi le maniche e a scrivere qualcosa per fare luce sull’argomento. Tenterò di essere più chiara e comprensibile possibile, evitando l’uso di altri termini specifici o inglesi, così che chiunque, anche l’utente che proprio non sa nulla, possa essere in grado di capire.

Disclaimer: le informazioni che illustrerò sono frutto di: centinaia di fanfiction lette, frequentazione di archivi di fanfiction internazionali e ricerche personali. Non sono un guru in materia, però sono piuttosto sicura di quello che sto scrivendo.

Iniziamo.

Cos’è l’omegaverse?

L’omegaverse è un “universo alternativo”, cioè un’ambientazione che è stata creata da utenti che scrivevano fanfiction e che con il passare del tempo è stata utilizzata da sempre più persone, diventando un vero e proprio fenomeno acchiappa lettori.
Esistono tante versioni di questo universo proprio perché diversi autori hanno voluto personalizzarlo come meglio credevano ma, sottolineamolo, ci sono degli elementi che non possono essere omessi, altrimenti non si può parlare di omegaverse.

L’elemento fondante e principale è che la popolazione (umana o meno) deve essere divisa in tre diversi generi: Alpha, Beta e Omega. Questa divisione, anche se si è ispirata ai lupi, non riguarda per niente la gerarchia. Si tratta infatti di generi che vengono assegnati alle persone per nascita o alla pubertà. Quindi possiamo equipararli al sesso femminile e maschile.
Ricapitolando, un personaggio di un omegaverse potrà essere: femmina Alpha, femmina Beta, femmina Omega, maschio Alpha, maschio Beta, maschio Omega. Quindi la classificazione è proprio una questione biologica, non si sceglie e soprattutto non si conquista.

Esempio: mettiamo il caso che un Omega e un Alpha finiscano per lottare uno contro l’altro. Alla fine dello scontro, vince l’Omega. L’Omega rimane Omega, l’Alpha rimane Alpha. Proprio come se una donna e un uomo si prendessero a botte: non vi è un improvviso scambio di sesso!

Una volta compreso questo, possiamo iniziare ad andare più nello specifico: quali sono le caratteristiche di queste tre categorie che ho citato?

Innanzitutto, tutti e tre i generi hanno un odore particolare, è così che la gente riesce a capire l’identità di chi li circonda.
Per esempio, se foste teletrasportati in un universo del genere, vi basterebbe una sniffata in direzione del vicino per capire se è Alpha, Beta o Omega! Comodo, no?

  • Gli Alpha sono individui con caratteristiche molto simili allo stereotipo maschile più puro: in generale sono dominanti, hanno una forza fisica superiore rispetto a Beta e Omega, sono più inclini ad avere un carattere spiccato e a provare istinti violenti e aggressivi. Nota: questo non significa che nelle storie gli Alpha siano per forza abusivi, anzi. L’aggressività e la violenza possono essere utili per fare giustizia, per difendere i più deboli etc. Infatti, gli Alpha hanno anche uno spiccato istinto protettivo. Come il buonsenso insegna, ogni persona può essere cattiva o meno, questo a prescindere del genere a cui appartiene. Può esistere un Alpha antagonista davvero terribile, come può esistere un eroe Alpha davvero macho.

Una delle caratteristiche facoltative dell’universo alternativo prevede che gli Alpha si accoppino in modo molto simile a quello dei lupi/cani, cioè con la base del pene che si ingrossa a formare un “nodo”, per tenere fermo il partner durante l’eiaculazione. Molti non apprezzano questa caratteristica, perciò non è considerata obbligatoria quando si scrive un’Omegaverse.

  • I Beta sono l’equivalente umano. Cioè, sono “i normali”, gente senza nodi strani, senza un odore particolarmente attraente per gli Omega o gli Alpha, gente che si può riprodurre in maniera tradizionale solo tra coppie maschio-femmina.

Un maschio beta, infatti, generalmente non può rimanere incinto, a meno di una scelta particolare dell’autore che dovrebbe specificarlo durante la storia o come spiegazione aggiuntiva, proprio perché non è tradizionale.

  • Gli Omega sono l’opposto degli Alpha: di indole sottomessa, poco inclini a piantare grane, hanno un odore particolarmente attraente per gli Alpha e viceversa. Generalmente sia i maschi che le femmine Omega sono molto fertili e in grado di portare a compimento gravidanze senza problemi. Una caratteristica molto presente nell’omegaverse è l’autolubrificazione dell’ano degli Omega maschi, presente soprattutto quando si parla di “calore” ma anche durante qualsiasi rapporto. Il calore è esattamente ciò che sembra essere: come quello degli animali, è un periodo particolarmente fertile dove gli Omega perdono l’autocontrollo e cercano di fare più sesso possibile, molto spesso emanando un odore estremamente attraente per gli Alpha, così tanto eccitante che pure questi ultimi perdono un po’ il senno. La durata è a discrezione dell’autore e a discrezione dell’autore è anche decidere se pure i suoi Alpha hanno periodi del genere, proprio come le loro controparti Omega.

Per semplificare: diamo a ciascuno di loro una bambola.

L’Alpha la custodirà gelosamente, se ne prenderà cura se gli interessa farlo, e se qualcuno prova a portargliela via se la vedrà con i suoi pugni.

Il Beta ci giocherà come una persona normale.

L’Omega  se ne prenderà affettuosamente cura, diventerà per lui un supporto emotivo e se qualcuno gliela ruberà potrà avere una crisi isterica.

… No, a parte gli scherzi: è vero che queste tre categorie sono molto stereotipate, ma gli autori possono giocarci come vogliono, pur mantenendone le caratteristiche base. Sta a loro aggiungere sfaccettature ai loro personaggi! Per esempio, un Alpha può essere anche molto sensibile e gentile, mentre l’Omega può essere una vera e propria diva dalla lingua biforcuta. Non ci sono limiti alla caratterizzazione e le persone che incontrano dovranno reagire con coerenza alle caratteristiche dell’universo. (Per esempio, un Omega con una lingua tagliente dovrà comunque guardarsi le spalle dopo aver provocato un branco di Alpha.)

Fisicamente parlando, si può anche scrivere di un Alpha molto mingherlino e di un Omega più massiccio; l’importante è sapere che si sta parlando di casi particolari. La popolazione generale, infatti, segue lo stereotipo.

E il marchio?

L’ultima caratteristica che affronteremo è questa: in alcune fanfiction, gli Alpha marchiano il loro compagno con un morso, nella maggiorparte dei casi sul collo.
È quindi obbligatorio parlare di marchio in un omegaverse? Nì. È presente in molte fanfiction, in tante storie gli Alpha e gli Omega praticano sesso occasionale senza problemi e il marchio è visto come qualcosa di definitivo, un legame simile a quello del matrimonio. In altre è però del tutto assente.
In alcuni universi si cancella con il tempo, perché l’Alpha deve rinnovarlo ogni tot, in altri invece la cicatrice rimane a vita. In alcuni casi anche l’Omega può marchiare l’Alpha, in altri no. Personalmente, la considero una caratteristica superflua proprio per la sua natura mutevole. Non credo sia un capo saldo dell’universo.

La confusione con l’universo “shifter”

Quando parliamo di “shifter” intendiamo i mutaforma. È proprio la traduzione letterale inglese-italiano, quindi non parliamo nemmeno di lupi nello specifico. Eppure sono proprio le storie che riguardano i lupi a essere confuse con le omegaverse, probabilmente a causa di terminologie simili.

A scanso di equivoci: scrivere di mutaforma lupi, lupi mannari, comunquevogliatechiamarli NON è scrivere omegaverse.

È vero che anche parlando di lupi ritroviamo la classificazione Alpha/Beta/Omega, ma quella non si riferisce al genere delle persone. Si riferisce alla gerarchia del branco. Quindi è tutt’altra cosa. Inoltre, in molte storie esistono solo gli Alpha e non le altre due categorie. L’omegaverse prevede che ci siano almeno SIA gli Alpha che gli Omega! Sono solo i Beta i “facoltativi”.

Per non parlare del fatto che un omega, nelle storie shifter, solito si trova più in basso nella gerarchia sociale del branco, oppure è proprio un lupo solitario, mentre in un omegaverse gli Omega sono importantissimi proprio perché molto fertili. In alcune storie, addirittura, sono gli Omega a capo della società o comunque hanno una posizione paritaria.
La gravidanza maschile e i calori sono altre caratteristiche presenti nelle storie dei mutaforma ma, di nuovo, non basta inserire quelle per parlare di omegaverse. Sono semplicemente caratteristiche in comune tra i due generi.

Insomma, la grande differenza tra i due universi è la classificazione della popolazione e la natura di questa classificazione. Se una storia di lupi invece ha tutte le caratteristiche fondamentali di un omegaverse, invece, può essere classificata sia “shifter” che “omegaverse”.

Ricapitoliamo e facciamo ordine:

Elementi fondamentali per poter classificare una storia come omegaverse:

-Tutta la popolazione è divisa in Alpha/(Beta)/Omega. Almeno le due categorie principali (cioè Alpha e Omega) sono presenti, senza sconti.

-La divisione è fisiologica, cioè naturale e non-mutabile, non fa riferimento a gerarchie

-Alpha/(Beta)/Omega rispettano gli stereotipi generali delle loro categorie

-Ogni categoria ha un odore preciso

Elementi extra e mutevoli che potete trovare in un omegaverse:

-Presenza della categoria Beta

-Autolubrificazione dell’Omega

-Alpha che si accoppiano come lupi/cani

-Calore dell’Omega (eventualmente anche dell’Alpha)

-Marchio

-Mpreg (si possono usare anticoncezionali, ovviamente)

Gli elementi extra sono più o meno saltabili soprattutto per questioni mediche. L’autolubrificazione e il nodo, per esempio, sono davvero comunissimi e c’è di certo chi sarebbe molto deluso di non trovare queste caratteristiche in una storia etichettata come “omegaverse”.

In generale, tutti gli elementi elencati fanno a parte dell’universo alternativo di cui ho parlato in questo post e ci sono versioni molto fedeli e versioni un po’ modificate. Sono solo le caratteristiche fondamentali a essere “obbligatorie” per poter classificare come omegaverse la storia che state leggendo o scrivendo. Se mancano quelle, però, non illudetevi: state scrivendo o leggendo qualcosa di originale, ma non può essere pubblicizzato o chiamato con questo nome un po’ scioglilingua che ha confuso un po’ tutti.

Cheers!

Intervista a: Mary Durante

Come proposito per il 2020, ho fatto fioretto di provare nel mio piccolo a pubblicizzare colleghe che reputo molto brave. Ecco quindi la mia intervista a Mary Durante, scrittrice M/M di cui ho avuto il piacere di leggere tutti i libri usciti!

Ciao, Mary. Innanzitutto grazie per aver acconsentito a questa intervista! Andiamo subito al sodo: è possibile che alcuni lettori non sappiano ancora chi sei. Puoi descrivere brevemente il tuo percorso di scrittrice?

Ciao, grazie a te per questa opportunità! Come molte colleghe, ho cominciato a scrivere sui siti di scrittura come Efp e AO3, dove postavo storie originali e fanfiction. Quando poi sono entrata nel mondo degli MM come traduttrice, scoprendo un nuovo ambiente ugualmente interessante, ho voluto provare a cimentarmi nella pubblicazione.

Con Quixote Edizioni ho pubblicato il mio primo libro, “Come ombre nella notte”, inizio di una serie sul BDSM, e poi la novella collegata, “Come un brivido nel buio”. A quel punto, avendo già il nuovo libro della serie in valutazione, ho pubblicato in self “Dietro una porta chiusa”, un MM a tematica omegaverse. Da lì ho continuato a seguire entrambe le strade: con Quixote sto portando avanti la serie sul BDSM, giunta a tre libri e una novella pubblicati, mentre da self ho pubblicato il seguito dell’omegaverse e ora ho in pubblicazione un MM contemporaneo.

Sei un’autrice ibrida, cioè che pubblica sia self sia tramite casa editrice. Come sei giunta a questo equilibrio? Cosa ti affascina di questi due mondi?

Anche se ho cominciato a pubblicare con casa editrice, nel momento in cui mi sono trovata ad avere più manoscritti pronti nello stesso periodo, ho voluto provare anche la strada del self, trovandola comunque valida.

Della pubblicazione con casa editrice mi affascina l’ambiente, molto più organizzato e complesso rispetto al semplice self. Se una casa editrice lavora bene, supporta i propri autori, ne cura non solo la pubblicazione, ma anche la crescita professionale, e con Quixote Edizioni ho avuto proprio questa fortuna, allora fornisce un arricchimento non da poco. Pubblicando con questa casa editrice ho imparato moltissime cose e gli editing di Alessandra Magagnato mi hanno aiutato e mi aiutano ancora adesso a migliorarmi in qualità di autrice.

Con il self mi piace poter gestire ogni dettaglio, dalle tempistiche, alla cover, a eventuali iniziative e collaborazioni (non posso non citare Ambra Cronos, con cui ho fatto anche la splendida esperienza del Février Rouge). Avere questo potere è un’arma a doppio taglio, perché non c’è il supporto di una casa editrice e ovviamente tutto ricade sulle tue spalle, nel bene e nel male.

Personalmente, riuscendo a produrre più di un libro all’anno (almeno per ora, sperando di non gufarmi da sola con questa risposta), continuerò a pubblicare sia con casa editrice, finché Quixote Edizioni accetterà i miei lavori, sia come self. Mi sembra il compromesso più adatto alle mie esigenze e ai miei ritmi.

A tuo avviso, cosa non dovrebbe mai mancare in un’opera letteraria?

Sembra scontato, ma la professionalità. Mi aspetto che chi pubblica i propri libri vendendoli in uno store, senza lasciarli in un ambiente amatoriale come i siti di scrittura menzionati prima, sappia scrivere. Che tratti argomenti che conosce, su cui si è documentato. Che il prodotto finito sia di buona qualità. Che ne sia professionale la veste (cover, impaginazione, ecc.). Poi può trattare di qualunque argomento, può essere di qualunque genere, avere qualunque intreccio, lunghezza o particolarità, ma se la professionalità c’è, allora comunque si tratta di un’opera valida.

Cosa puoi dirci del proseguo della storia della serie “Shadows”, che ancora non abbiamo tra le mani?

Il prossimo libro della serie, in uscita in primavera, avrà ancora come protagonisti Aiden e Morgan, ora alle prese con l’inizio di una vera e propria relazione. Naturalmente per entrambi la cosa risulterà in drammi esistenziali, scontri dentro e fuori dalle lenzuola, e una generica propensione a non collaborare affatto. Ambito di coppia a parte, ci saranno alcune novità: si vedrà sviluppata la sottotrama politica e d’azione che nel primo libro era rimasta solo ai margini, si verrà a sapere il passato di Morgan nei dettagli e posso dire che compariranno anche due vecchie conoscenze.

Prossimamente invece uscirà il tuo nuovo libro, intitolato “Tabula Rasa”. Cosa puoi dirci a riguardo? Cosa devono aspettarsi i tuoi lettori?

“Tabula rasa” è il mio primo contemporaneo, quindi ammetto di essere molto ansiosa al riguardo. Ci sarà molto da soffrire e non sarà affatto una storia leggera. Tra tematiche forti, misteri e suspense, credo potrebbe piacere a chi cerca una lettura un po’ impegnata e non teme l’angst, ma non a chi vuole qualcosa di più leggero e spensierato.

Sappiamo cosa hai pubblicato in passato e sappiamo cosa uscirà tra poco, potresti parlarci invece dei progetti futuri che ancora non hanno una data precisa?

Più che volentieri! Al momento ho due progetti in fase di stesura: un MM a tematica omegaverse, più movimentato rispetto alla mia serie su questo stesso genere, ma con un’ambientazione sempre distopica, e un MM sui mutaforma, in cui mescolo alcuni archetipi tipici della categoria con la mia visione personale.

Ho poi sempre fermo un MM postapocalittico, chiamato amorevolmente Progetto Malvagio per ovvie ragioni, che dovrei riprendere in mano e riscrivere per metà.

Infine, e sembra strano pure a me, ho in programma un contemporaneo di stampo romance puro, con i toni sulla commedia.

Tra i tuoi personaggi, ce n’è uno che preferisci? Se sì, perché? E qual è stato il più difficile da gestire?

Scegliere tra i propri personaggi è qualcosa di davvero difficile, perché tutti, prima o poi, sono stati parte di me e mi hanno accompagnato per mesi, quando non per anni interi. Spesso non se ne vanno mai davvero. Posso dire che voglio bene a tutti, ma se dovessi pensare a chi è più mio, allora dico Aiden.

Non ho avuto personaggi più difficili da gestire in modo assoluto, ma momenti in cui ognuno di loro diventava un perfido anarchico che bruciava il copione e faceva quello che gli pareva, lasciando poi me a sistemare le cose e a rattoppare la storia. In questo sono stati tutti estremamente democratici: non ce n’è uno che abbia collaborato dall’inizio alla fine.

Uno scrittore pubblica perché orgoglioso del proprio lavoro. Quindi, giusto per metterti alle strette, te lo chiedo: elenca tre motivi per cui un lettore che non ti conosce dovrebbe dare una chance alle opere qui citate.

Questa domanda è difficile quasi quanto la precedente. Tre motivi per dare una chance alle mie opere? Proviamo. Tendo ad avere trame originali, che non si incentrano solo sulla storia d’amore. Rimugino molto sui miei personaggi, fino a quando non mi sembrano vere e proprie persone, così che vivano le storie che ho in mente per loro, non si limitino a recitarle. E penso di avere un buon livello di scrittura.

Di recente online si è parlato molto dello scarso feedback che ricevono gli scrittori e del problema sempre più schiacciante della pirateria. Cosa consiglieresti ai colleghi sempre più scoraggiati?

Purtroppo una soluzione per la pirateria non c’è e non credo si troverà mai. Posso solo dire di guardare il dritto della medaglia, quindi i lettori che ci supportano, le persone che ci rispettano e che i nostri libri li comprano, anziché piratarli. Anche per lo scarso feedback non ho chissà quale consiglio, posso solo suggerire di coinvolgere il più possibile il pubblico, anche con trovate originali, di evitare atteggiamenti polemici e arroganti, soprattutto in relazione alle critiche, e di mirare alla solidarietà tra gli autori.

Infine: hai qualche proposito per il nuovo anno, sempre parlando di scrittura?

Due terzi dei miei propositi riguardano la scrittura. In cima, direi riuscire finalmente a rimettere mano al mio postapocalittico e migliorare il mio stile, rendendolo più sintetico e scorrevole.

Se poi riuscissi a scrivere quanto nel 2019, se non di più, sarei assai felice.

Grazie mille per aver acconsentito a rispondere a queste domande! 🙂
Qui sotto, per chi è interessato, ecco il link per preordinare “Tabula Rasa”, in uscita il 17 gennaio!


https://www.amazon.it/dp/B083QRQBTC

Il potere in mano ai lettori


In questi giorni e -in generale- negli ultimi anni, si è moltiplicato il fenomeno degli ebook piratati. Purtroppo è un problema sempre più presente ed è difficilissimo da combattere, tant’è che giustamente in giro si vedono innumerevoli post di denuncia.
Oggi ne ho visti parecchi e voglio essere chiara e cristallina: penso che gli autori e le Case Editrici vittime facciano bene a lamentarsi. Hanno ragione!
Io però ci tengo a dire la mia prendendo la questione da un altro lato e sperando che qualcuno mi si fili.

Voglio rivolgermi ai lettori onesti, a quelli che ci tengono.

Se siete capitati su questa pagina e vi ritrovate in queste caratteristiche, vi prego quindi di continuare a leggere.
La verità è una sola: l’editoria è un settore in crisi, in Italia quasi non esistono scrittori in grado di mantenersi con le royalties e ogni anno falliscono/vanno in rosso un sacco di organizzazioni. Non voglio farvi un pippone su quanto sia triste ‘sto dato di fatto, però. Voglio dire ben altro: il potere è tutto in mano a voi lettori.
E voglio suggerirvi diversi modi su come potete aiutare i professionisti del settore ed evitare cose spiacevoli, come l’interruzione di traduzioni o autori che appendono la penna al chiodo.
Dopotutto, si pubblicano libri per il pubblico. Cioè per voi.
Intendiamoci, questo non significa che dovete svenarvi ogni mese e comprare ogni singolo libro che esce, ci mancherebbe, ma d’altro canto ci sono davvero moltissimi modi per avere un impatto.
E molti di questi modi sono gratis.

Ecco quindi alcuni esempi di ciò che potete fare per provare ad assicurarvi di dare una mano a questo mondo meraviglioso:

1. Lasciate recensioni.
Il termine “recensione” a volte inganna e fa quasi sembrare che ci voglia chissà quale abilità da critico per scriverne; la verità non potrebbe essere più diversa: molto spesso con il termine recensioni si includono anche i commenti. E lasciare un commento è comunque un grandissimo aiuto.

2. Lasciate recensioni su più piattaforme.
L’aiuto si moltiplica se non scrivete solo su un sito, ma su più piattaforme.
Amazon per esempio ha il vizio di cancellare alcune recensioni per problemi di algoritmo, distruggendo di fatto anche il poco feedback che si riceve.
Se ne avete il tempo, pubblicate la recensione/il commento sullo store dove comprate e dove potete. Goodreads, per esempio, è un social molto popolare che viene monitorato anche dalle autrici estere. E non cancella cose a caso.

3. Seguite e partecipate alle iniziative delle Case Editrici.
Fate sentire la vostra voce, commentate i loro post e fate sapere alle organizzazioni quanto vi piacciono le loro pubblicazioni. Partecipando a iniziative potreste perfino vincere qualche premio, dato che i giveaway e lotterie varie sono strumenti di marketing molto popolari.

4. Seguite e partecipate alle pagine autore/gruppi dedicati.
Se le vostre finanze ve lo permettono, partecipare alle fiere potrebbe essere un’occasione d’oro per incoraggiare gli autori che tanto amate dal vivo. Se però non potete permettervelo, niente paura! Potete comunque dare un vostro contributo utilizzando i social e seguendo le pagine autore o i gruppi dedicati.
Al 99.9%, se un autore ha aperto dei profili online e pubblica post e robe simili, vuole un dialogo. Non state disturbando e non c’è motivo di pensarlo.

5. Il passaparola è la vostra arma più grande.
Se un autore o un libro vi è piaciuto tantissimo, se c’è un’iniziativa in corso con in palio qualche premio, se volete sostenere qualcosa o qualcuno e conoscete gente che potrebbe essere interessata… diteglielo. Condividete, mandate un messaggio in chat. Quello che volete insomma. Allargare il pubblico e le persone a conoscenza di qualcosa è vitale.

6. Create contenuti.
Avete letto un libro bellissimo? Una CE lavora in maniera impeccabile? Un personaggio vi ha fatto impazzire?
Non dovete essere solo grafici o videomaker per decidere creare contenuti: potete creare discussioni in merito e parlarne online e/o di persona. Tenere viva la comunità di lettori è una maniera eccellente per farsi qualche risata e dare un feedback positivo, oppure per farsi nuovi amici e raccogliere e dispensare consigli.

Tutte le cose elencate fin’ora, come già accennato, non prevedono l’esborso di un euro. Il potere che avete tra le mani può essere letteralmente esercitato spendendoci più o meno tempo.
Nessuno è obbligato a fare queste cose, sia chiaro, ma se avete mai avuto l’impressione di poter solo “subire” come vanno le cose quando si parla di libri ed editoria, sappiate che non è così.
Un commento su Facebook può convincere un autore self di poco successo a non mollare.
Una discussione sulle pubblicazioni più belle può dire alla Casa Editrice su cosa puntare.
L’impatto che potete avere è difficile da specificare nel dettaglio, eppure è un fatto innegabile e insindacabile.

Infine, una postilla:
se già fate queste cose, sia che siate blogger o lettori puri…

grazie.
Con tutto il cuore.



Halloween Treat #01

Shawn x Elliot

*** Disclaimer: testo non editato ***

*** Racconto gratuito non riproducibile su altre piattaforme, tutti i diritti appartengono all’autrice***

«E vaffanculo allora!» La teglia fa un rumore infernale atterrando sul bancone della cucina dove l’ho lanciata in malo modo, un po’ fuori dal sottopentola che dovrebbe impedirle di bruciare il ripiano. Francamente, me ne frega ben poco: i biscotti stanno vincendo la loro battaglia personale contro di me. Non vogliono saperne di non bruciare e quella è la quarta infornata.

Ho caldo, ho buttato tutto il pomeriggio dietro quei dolci carbonizzati e l’isterismo è dietro l’angolo. Di questo passo, la nottata di Halloween sarà un fiasco.

«Posso andare in pasticceria.» Shawn fa capolino all’entrata della cucina, con una tazza di tè in mano e un’aria fin troppo tranquilla. È chiaro che non capisce l’intensità della tragedia in corso.

«Sciocchezze. I miei biscotti sono la tradizione, non posso ripiegare su quelli di qualcun altro! Marcus sta tornando solo per quelli.» Dopo ventotto lunghissimi mesi di volontariato. Pensare che di lì a poche ore sarà qui, nel nostro salotto, mi fa salire un fastidioso groppo in gola.

Shawn fa una smorfia prima di spingersi via dallo stipite e appoggiare la tazza sul tavolo. Due falcate e le sue mani mi raggiungono i fianchi, così calde che quasi lo percepisco da sotto il grembiule.

«Principalmente torna per te, lo sappiamo entrambi, e penso non gradirà sentire che il suo migliore amico ha passato una giornata d’inferno per via di una vecchia ricetta.»

«Non è vecchia.» Il mugugno di protesta mi esce automatico, ma nascondo comunque il viso nell’incavo del suo collo. Inspirare il suo profumo è ormai la prassi; sa di caffè e della solita acqua di colonia. Il bacio sulla tempia mi arriva poco dopo e faccio appena in tempo a staccarmi prima che le sue labbra raggiungono le mie.

Sono un pochino screpolate, ma non importa. Non importa perché, da quando abbiamo deciso di organizzare la festa di Halloween a casa nostra, non sono più riuscito a rilassarmi, e ora lo sto facendo. Per un momento umido e piacevole non c’è più alcuna pressione, non esistono preparativi e incombenze di cui preoccuparsi, solo la lingua e il sapore dell’uomo che mi ha dato tutto e che continua a farlo ogni giorno.

«Okay.» Borbotta, tirandosi indietro. Io mi sento più intontito che mai.

«Okay?»

«Dirigimi. Due teste sono meglio di una, e quattro mani sono sicuramente meglio di due. I biscotti non potranno venire male.»

Non può dire sul serio.

«Sei appena tornato dall’ufficio e tra poco dovrai dare retta agli ospiti… non voglio stancarti di più.» Quasi lo balbetto, schermandomi. Nonostante il tempo passato insieme, ci sono ancora acutissimi momenti dove penso di non meritarlo. Eppure, quegli occhi azzurri non esitano. Lo sguardo rimane fisso, limpido, e non vi è traccia d’irritazione, anzi, inizia pure a rimboccarsi le maniche della camicia bianca.

«Vorrà dire che stanotte dormirò molto bene. Su, dimmi.»

Rimango in silenzio, con una miriade di pensieri nella testa e delle farfalle nello stomaco che non sono mai scomparse, anche se non possiamo più definirci nuovi amanti. Sono fastidiose e decisamente inconvenienti, ma mentirei se dicessi di non volerle più sentire.

«Ti amo.»

***

La festa è una figata pazzesca e Marcus è tornato tremendamente abbronzato. Forse è per via delle luci soffuse, o forse per il suo maldestro travestimento da vampiro –ma senza canini finti, quelli li ha sempre odiati- ma mi pare diverso e al contempo lo stesso di sempre. Seduto sul divano e travestito da lupo mannaro, non riesco a togliergli gli occhi di dosso e a smettere di sorridere come un beota.

«… qualche insetto l’ho assaggiato, non sono male. Sono croccanti come le patatine.»

«Eww.»

«Oh, non fare il bambino, Elly.» Ride e prende un sorso di birra, il pomo d’Adamo sale e scende sotto il mio sguardo. C’è una piccola cicatrice lì, se l’è fatta quando era piccolo.

«Mi sei mancato.» È l’alcol che me lo fa dire, oltre che farmi girare un pochino la testa. O almeno questa è la scusa ufficiale, perché diavolo, siamo maschi. Non è dignitoso abbandonarsi alle smancerie, no?

È proprio per quella stessa ragione che lui si schiarisce la gola e il sorriso si smorza, facendosi più malinconico.

«Anche a me. Non pensavo sarebbe stata così dura, ma ne è valsa la pena. E ora che sono tornato possiamo recuperare il tempo perduto. Per esempio, posso tenere d’occhio il tuo uomo. Ti tratta bene? Non mi hai nascosto qualche suo altro colpo di testa, vero?» Si china in avanti man mano che parla, con fare sempre più cospiratorio, tuttavia è altrettanto palese il fatto che stia scherzando.

Sto al gioco, pur di allontanare il momento di vulnerabilità di pochi istanti prima.

«Shawn è un angelo. Fin troppo, in realtà.» Borbotto strascicando le parole e iniziando a staccare con le dita l’etichetta della birra. «A volte vorrei potermi lamentare con gli altri, magari di fronte a un bel brunch e un drink. Ma sono povero e lui è adorabile.»

«È il desiderio più gay che io abbia mai sentito.» Mi dà un calcetto con il piede e io mi difendo bene, assestandogliene uno a mia volta. È l’inizio di una lotta goffa e turbolenta e siamo quasi al terzo rischio di rovesciamento di birra che Shawn si avvicina, con espressione un po’ esasperata.

«Abbiate pietà, ragazzi. Lasciate incolume il divano.» Visto sottosopra, dato che sono sdraiato tutto storto, sembra quasi più bello.

«Ha cominciato lui.» Punto il dito contro Marcus, che fa l’innocente ed è intento a risistemarsi il mantello come se nulla fosse. «Mi ha dato del gay.»

«Oh no. Che accusa terribile.» La risposta di Shawn è così priva di inflessioni da far ridacchiare Marcus e anche le mie labbra tremano. Il mio uomo è pure spiritoso. Ho fatto jackpot.

 Allungo le braccia in alto e la birra dondola pericolosamente, così tanto che Shawn si affretta a prendermela prima di chinarsi e darmi il bacio tanto agognato. Il rumore di Marcus che chiede di smetterla è ovattato, ma non me ne importerebbe nemmeno se fosse un grido dritto al mio orecchio.

Sono felice, davvero tanto felice.

Ed è l’unica cosa che conta.

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